bilingual blog

this is a bilingual blog written by a single mom who is like many others but who somehow is also different :-)

lunedì 10 gennaio 2011

fatti con amore - made with love

sono in vena creativa. fosse per me gli farei tutti gli inviti a mano, con le matite acquarellabili e un disegno diverso dall'altro e mille colori. ma il tempo a disposizione è quello che è. e poi so già che i miei inviti finirebbero cestinati e un po' mi spiacerebbe. e che lui, in ogni caso, preferirebbe questi, se non altro per via dell'idolo del momento. che saranno sì meno spontanei, neh? ma li ho comunque fatti con amore.


I'm in a creative mood. I think I could draw each birthday invitation by myself with my acquarello pencils. with so many different drawings and so many colours. but I don't have so much time. and I fear that my drawings would land in a paper corb and I feel a bit sorry for that. anyway, I am sure, he would choose these. at least because of the presence of his current idol. ok, these are obviously less spontaneous than a hand-made drawing, but I have made them nonetheless with love.


ps: il compleanno è già passato. è che abbiamo aspettato che riaprisse la scuola per la festina.

ps: the birthday has already gone. we have just waited for the school to reopen to have the party.


domenica 9 gennaio 2011

mumble...

comincio a fantasticare di un blog bilingue...


I think I need a bilingual blog ...


sarà la birra ...


maybe it's the beer ... 


:-)

sabato 8 gennaio 2011

breve storia di un viaggio, di un libro e di una borsa in similpelle

non molto tempo fa ho fatto un viaggio, una breve fuga dalla realtà, sola soletta nella città che amo, dove si parla un'altra lingua e si vive un'altra vita. è stato un viaggio duro, tosto, difficile, più attraverso me stessa che attraverso il mondo, un viaggio che mi ha dato tanto, dove tra un quadro di frida kahlo ed una lacrima versata mi è successo anche questo.

sedevo al punto internet del mio hotel, il giaccone in bilico sulla spalliera della sedia, alta praticamente quanto uno sgabello da bar, e la mia inseparabile megaborsa in similpelle mollemente adagiata sul piano accanto al pc. non so da quanto tempo io fossi lì, ma so di averci buttato l'occhio almeno tre volte prima di realizzare che accanto alla finta pelle molliccia della megaborsa c'era lui.

lo vidi, dunque - vidi, si badi bene, non guardai - e ripresi quel che stavo facendo al pc. dopo un po' lo sguardo però volle tornar lì: copertina rigida, rossa, non molte pagine a occhio e croce, e un titolo scritto in stampatello bianco, nella lingua che amo. e lì bum! un immediato sobbalzo del cuore. pareva scritto apposta per me. da quell'istante, sebbene mi sforzassi di ignorarne la presenza, il libro prese ad ammaliarmi, manco avesse intonato il canto delle sirene di ulisse. 

no, non c'era nessuno attorno. la pancia già intimava «prendilo, è tuo», mentre la testa, bastian contrario, suggeriva prontamente di portarlo alla reception affinché il proprietario potesse andarlo a cercare. indecisa sul da farsi, presi tempo e mi mi rimisi a trafficare al pc. fu allora che, proiettate sullo schermo rividi come povere sequenze di un film mai girato la signora bionda cicciotta che poggiava sul bancone accanto a me pacchi, sacchetti e pacchettini e firmava assegni grandi e colorati quanto un lenzuolo e poi via di corsa alla reception a pagare, mentre l'amica china a testa in giù, dietro di me, lottava con la valigia che non ne voleva sapere di chiudersi. 

così come erano comparse, se n'erano andate. e da un bel po' ormai.  due meteore schizzate accanto al mio pc quasi un'ora prima. a quel punto, certa che il libro l'avessero scordato loro, non ci pensai due volte e, con un gesto  naturale, lasciai che scivolasse quasi in preda ad un moto spontaneo dentro la megaborsa in similpelle, come se mi fosse da sempre appartenuto. ed è così che è poi finito in valigia, dentro alla pancia di un aereo e poi su un taxi, fino a trovar casa sul mio comodino, lì per me a portata di mano. 

ora vado, lui mi chiama. è arrivato anche per oggi il suo momento. ora è tempo di pigiama, coperta di lana tricot, candele accese, tisana alla cannella e di libro del destino.


lo so, non ho detto di che libro si tratti. è che ho bisogno di lasciargli un alone di mistero, un che di magico. è che lo trovo talmente bello da non essere ancora volutamente arrivata alla fine. ne leggo (e ne rileggo) un capitolo per volta, come fosse una cura preziosa (per l'anima), da somministrare a piccole dosi (pena l'assuefazione). ed è che ho in tasca un sogno che presto tramuterò in azione e che, se così dovrà essere, allora forse un giorno diverrà realtà.

piccoli chef si diventa

mamma, ti faccio una torta (che il nuovo forno mica lo vorremo lasciare inutilizzato e poi mica per forza dev'esser solo un microonde). ci metto latte, miele, salmone, verza, pomodori, salvia, smarino, formaggio e insalata. che a te ti piacciono tutte le cose che ci ho messo drento, vero?

mi chiedo se anche vissani, per dire, abbia iniziato così...

venerdì 7 gennaio 2011

si fa quel che si può

avrei voluto solo giochi di legno, ma per portare avanti certe idee bisogna esser tutti concordi e collaborare. in caso contrario è una missione impossibile. perciò ho arginato i danni laddove ho potuto e finché ero nella posizione per farlo. è chiaro che ora da ex nuora ho ben poca voce in capitolo in merito alla cucina giocattolo in pura plastica regalata dai nonni. però è altrettanto vero che posso mostrare al mio ometto che esiste un altro lato della medaglia e che ci sono altre possibilità.

da quando gli ho costruito la cucina giocattolo, il giorno di natale, non posso fare a meno di pensare a come giocavo io. ricordi, per la verità, ne ho pochi. ma qualcosa in questi giorni riaffiora e torna alla mente. il garage della zia, per esempio. con delle piccole padelle, sabbia, ghiaia, foglie e bacche e sassi. la pappa la facevamo così.

sì, lo so. oggi, oltre alle riproduzioni in miniatura con tanto di marche e logo presi dalla vita reale e reperibili ovunque vendano giocattoli c'è la possibilità più sana di comprarsi la pappa di pannolenci all'ikea. o quella ancora migliore di cucirsela da sé. ci sto pensando, non crediate...

però, nel frattempo, in mancanza di meglio, ho sfogato la vena creativa con quel che avevo per casa (tra l'altro, senza spendere un centesimo). così per la pappa ho sfruttato un po' di giornaletti pubblicitari dei supermercati vicini, ho fatto scegliere all'ometto cosa volesse mettersi in dispensa e gli ho ritagliato i cibi prescelti. alcuni li ho persino disegnati e colorati io con le matite acquarellabili - chi l'avrebbe mai detto? e poi gli ho tenuto il contenitore delle uova, il tetrapack del latte, il vasetto dello yogurt e quello della ricotta.

e poi, dato che la cucina di plastica dei nonni ha il forno laddove la mia ne era sprovvista - mi ha fatto prontamente notare il little boy - mi son data all'upgrade della mia creazione procurandole un forno a microonde nuovo nuovo, con tanto di (finto) vetro. che tra le primigi, il trenino di barbapapa ed un microonde giocattolo il passo può esser assai breve. 


insomma, si fa quel che si può. e, volendo vedere, ci si diverte anche.

giovedì 6 gennaio 2011

prima che la befana si porti via le feste


per dovere di cronaca (= lo scrivo qui sennò poi chi se lo ricorda?), anche quest'anno abbiamo fatto l'albero secondo il criterio 'lo fa mamma e tu l'aiuti e poi tutto quello che trovi che ti piace da mettere sull'albero ce lo metti, ok?'. questo per dire che nella foto non si vedono, ma ci sono le renne di feltro che la nonna aveva comprato a stoccarda anni fa e che ti ha regalato spacciandole per austriache. e anche i tre pinguini di carta ai quali in un freddo pomeriggio in libreria hai decorato i cappellini, incollato gli occhi e messo le sciarpe colorate. e poi ci sono due finti biscotti di ceramica - un cuore ed una stella - che la nonna ha finto di regalarti per il compleanno mentre era in ospedale e che in realtà ha clamorosamente sottratto all'albero di natale del reparto maschile di pneumologia.

mi sono innamorata di un cavallo

l'ultima volta che mi era toccata in sorte l'impresa, al cinema del beato colle davano le winx. sì, lo so, ho generato un maschio. ma dato che all'asilo (anatema mi colga! alla scuola materna!) è circondato da un nugolo di bimbette che gli parlano di hello kitty e delle winx come fossero mostri sacri irrinunciabili nella vita, mi è toccato anche quello. del film non ricordo nulla, tanto mi è parso orrendo.

oggi è andata decisamente meglio. e mi sono innamorata del cavallo.
di rapunzel (raperonzolo, la chiamava lei) mi raccontava mia nonna, mille anni fa. ora, i casi sono due: o io non ricordo un bel nulla della storia, oppure mia nonna se la inventava di sana pianta (propendo per la seconda ipotesi, conoscendo mia nonna...) perché rispetto alla versione di allora nel film ho ritrovato soltanto la torre e i lunghi capelli gettati dalla finestra.

anyway, dopo il rientro a casa sotto una pioggerellina fastidiosa e con l'umidità a farsi strada nelle ossa nonostante i quattro passi malcontati, ho infilato il pargolo nel dietromassaggio (come lo chiama lui) e poi mi ci sono infilata anch'io. e adesso mi sento pronta per una coperta di lana e per il mio libro del destino.


this moment

una singola foto - senza parole - che cattura un momento della settimana.
un momento semplice, speciale, straordinario.
un momento che voglio mettere in pausa, gustare e ricordare.




mercoledì 5 gennaio 2011

this place

una singola foto - senza parole - che cattura un angolo di mondo.
un posto per me in qualche modo speciale, straordinario.
un luogo che voglio congelare in un fermo immagine, gustare e ricordare.


l'importante è credere al pony

«conosco un gustoso aneddoto che parla di due ragazzini, uno ottimista e l'altro pessimista. il pessimista viene condotto in una stanza colma di bellissimi giocattoli di ogni tipo, ma appena entrato si siede vicino all'uscio e fa il muso. poco dopo lo fanno uscire e gli chiedono perché lì dentro si sentisse così infelice. "perché sapevo," risponde triste "che se avessi scelto un giocattolo che mi piaceva, probabilmente si sarebbe rotto!".
nel frattempo il piccolo ottimista, che è stato condotto in una stanza piena di sterco di cavallo, si è messo a scavare alacremente e intanto canticchia una ballata da cow-boy. quando lo invitano a uscire, scuote il capo e continua a scavare. "io lo so" esclama tutto eccitato, "con tutto questo sterco, da qualche parte dev'esserci un pony!". ecco, l'importante è credere al pony, credere che ci sia sempre un dono nascosto sotto la... chiaro, no?»

robin norwood, guarire coi perché